Bosnia, nell'ex-fabbrica dedicata a Tito occupata dai migranti: "Non puoi avere paura del covid se vivi qui"

"Giuriamo di non deviare mai dalla tua strada". Una grande scritta cancellata dal tempo veleggia su un muro dello stabilimento, appena sotto un ritratto rosso e bianco del fondatore della Jugoslavia Tito. La Krajinametal un tempo era una grande industria alle porte di Biha? per il trattamento di metalli aperta negli anni Sessanta. Oggi, a seguito della questione migratoria sulla rotta balcanica, è un enorme squat dove vivono in condizioni molto precarie circa 200 migranti. Rifiuti abbandonati, corridoi invasi dal fumo di stufe a legna improvvisate, tetti scoperchiati e nessun servizio igienico di base. "L'acqua per cucinare e lavarsi? La prendiamo da un pozzo sotto la fabbrica ma non penso sia pulita". A guidarci fra le rovine e ripari di fortuna è Alì, un giovane afgano che a casa ha perso madre e sorella per mano talebana e che per due volte è stato respinto dalle autorità italiane una volta giunto, clandestinamente, a Trieste. "Vivo qui da un anno e come altri vorrei arrivare in Italia", racconta. Il suo compagno di stanza ha l'epatite b, un altro suo amico ci mostra alcune escoriazioni rosse sulla pelle che gli danno molto prurito. "Vivendo qui non ho paura del covid - dice con un sorriso beffardo - la situazione presenta già da sola problemi molto gravi".

di Andrea Lattanzi ed Edoardo Bianchi

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